Lezione n°14: Ringrazia…il conflitto


La lezione di questo mese ha come tema il conflitto.
Gli insegnamenti della SdG ci invitano in questa lezione a fare qualcosa di apparentemente controintuitivo: ringraziare il conflitto.

Ci sono parole che sembrano non poter stare nella stessa frase.
“Grazie” e “conflitto” sono proprio tra queste.

Eppure…è proprio lì che si nasconde una delle lezioni più potenti.

A prima vista può sembrare difficile, se non impossibile.
Come si può dire “grazie” a qualcosa che ci fa stare male?

Eppure, il conflitto è un’esperienza che prima o poi tutti viviamo.

Fa parte della vita. ll conflitto arriva sempre. Arriva quando meno te lo aspetti: 
Nella tua vita, nella mia, in quella di chiunque. E ogni volta fa male.
Perché il conflitto è uno scontro.
La parola stessa deriva dal latino confligere, che significa “scontrarsi, urtare, colpire”. 

È quindi, per sua natura, uno scontro tra due parti: tra due persone, oppure tra noi e una parte di noi stessi.

Se ci pensi, fin da piccoli abbiamo avuto a che fare con il conflitto: con un compagno/a, con un adulto, o dentro di noi. E probabilmente abbiamo anche assistito a discussioni, tensioni, incomprensioni.

La maggior parte delle persone direbbe che non c’è nulla da ringraziare in tutto questo.
E invece… il conflitto può essere una vera benedizione, se impariamo a guardarlo da una prospettiva diversa.

Come ricorda spesso uno dei miei mentori, Italo Pentimalli:
“C’è un modo diverso di vedere le cose.”

E questo vale anche per il conflitto.


Il conflitto come opportunità

Il conflitto è infatti un’occasione preziosa per conoscerci meglio e per trasformare ciò che dentro di noi ha bisogno di evolvere.

Nasce, nella maggior parte dei casi, quando smettiamo di vederci davvero.
Non ascoltiamo più. Non percepiamo l’altro.
Iniziamo a contrapporci: “Io… io…”, a “Tu… tu…”.

Questo accade in qualsiasi ambito o ambiente della nostra vita quotidiana: in famiglia, al lavoro, nel traffico, al supermercato, ecc.

A tal proposito, mi piace ricordare una frase di Italo Pentimalli, molto evocativa del conflitto, che ho letto tempo fà sulla rivista Heisenberg, in un articolo di Francesco Guerrieri : “il fuoco non vuole fuoco per spegnersi, serve acqua, è la legge della natura. Hai provato a spegnere il fuoco con altro fuoco? Fuori c’è bisogno di acqua per spegnersi o continuerà ad alimentarsi ed ardere”.

A questo pensiero, desidero aggiungere che il fuoco non si spegne neanche usando l’aria, ma sicuramente si estingue se si elimina l’ossigeno. È proprio questo che accade, ad esempio, quando si vuole spegnere un incendio coprendolo con una coperta o altro materiale.

Come l’aria o qualsiasi sostanza che alimenta il fuoco sono inutili, così nel conflitto parole sbagliate, pensieri confusi e azioni inappropriate non servono a nulla. Conta solo ciò che lo spegne davvero: l’acqua, la mancanza di aria.

Cosa quindi in pratica spegne un conflitto?

Lo spegne l’apertura, la capacità di vedere l’altro.

Ad esempio, cambia tutto se durante un dialogo in cui ci emergono modi di pensare diversi, rispondiamo così:
“Capisco il tuo punto di vista, comprendo le tue ragioni, e io la vedo così…”

In questo caso, il dialogo resta aperto.

Diverso è dire:
 “Tu non capisci nulla, non sono d’accordo con te,… ecc.”

Qui il conflitto si irrigidisce, si chiude, si alimenta.


Il conflitto dentro di noi

E poi c’è il conflitto più silenzioso.
Quello che vivi dentro. Quello tra ciò che sei… e ciò che pensi di dover essere.
Tra ciò che senti… e ciò che cerchi di reprimere.

Prima di approfondire questo aspetto, desidero dirti che non sei solo/a, anzi sei in buona compagnia, poichè la maggioranza delle persone hanno conflitti interiori. Questi arrivano per esempio quando bisogna fare delle scelte, prendere posizioni.

Mattia Croce in suo articolo su Heisenberg scrive: “ben venga che ci sia questo conflitto interiore poichè è un trampolino di lancio. E’ il segnale che c’è qualcosa di più bello e più grande che ci aspetta al di là del campo di battaglia“.

Mattia afferma anche: “Guarda al tuo conflitto interiore come ad un temporale estivo: sai bene che è scomodo, fastidioso, ma al contempo sei consapevole che è prezioso e importante, sta rinfrescando l’aria, sta idratando la terra e sai che l’indomani quando sarà passato, l’aria sarà più pulita e il cielo terso.”

Chi alimenta il conflitto interiore?, ti starai chiedendo.

E’ sicuramente l’ego.
E’ lui che crea tensione, cerca sempre qualcosa contro cui lottare.

Come affermava Eckhart Tolle:
“L’ego ha bisogno di essere in conflitto con qualcosa o qualcuno.”


Perché ringraziare il conflitto

C’è un punto profondo da considerare:
ciò che accade fuori di noi è spesso uno specchio di ciò che accade dentro.

Quando entriamo in conflitto con qualcuno — un collega, un familiare, un amico — tendiamo ad accusarlo: “non mi capisce”, “non mi considera”, “non fa ciò che dovrebbe”.

Ma se ci fermiamo un attimo…
non è forse qualcosa che, in qualche modo, capita di fare anche a noi stessi?

Se non ci sentiamo visti, forse siamo noi i primi a non vederci davvero.
Se non ci sentiamo considerati, forse siamo noi a non darci valore.

Quando al contrario siamo radicati, sicuri e consapevoli della nostra identità, ciò che avviene all’esterno perde il potere di scuoterci. Non ci tocca minimamente.

Ecco allora il punto.

Possiamo iniziare a ringraziare il conflitto perché ci mostra di noi stessi ciò che altrimenti resterebbe nascosto.

Ci mette davanti alle nostre ombre.
Ci invita a guardarle.
Ci dà l’opportunità di trasformarle.

Senza il conflitto, molte parti di noi rimarrebbero invisibili.
È proprio attraverso lo “scontro” che emerge ciò che ha bisogno di luce.

Il conflitto, quindi, non è solo qualcosa da evitare o sopportare.
È un messaggero.

E se impariamo ad ascoltarlo, può diventare uno dei più grandi strumenti di crescita che abbiamo.

E magari, la prossima volta che arriverà, invece di chiederti: “Perché proprio a me?” potrai chiederti: “Cosa sta cercando di mostrarmi?”.

Questa lezione si conclude proprio con questa domanda guida, che spero tu possa sempre tenere a mente ogni volta che ti torverai davanti a una situazione di conflitto.

Alla prossima lezione della Scuola della Gratitudine.

Naike


“La gratitudine non cambia gli eventi della vita.
Cambia lo sguardo con cui li viviamo.” SdG


Da qui alla prossima lezione, ti invito a fare qualcosa di semplice… ma profondo. Prenditi un momento solo per te. Senza fretta.

1. Torna a quel conflitto.
Scegli una situazione che hai vissuto interiormente o con una persona.
Rivivila, con delicatezza.
Scrivi cosa è accaduto… ma soprattutto come ti sei sentito/a.
Quali emozioni sono emerse? Rabbia, tristezza, delusione?


2. Ora cambia prospettiva.
Fai un piccolo passo indietro.
Sospendi il giudizio — su di te e sull’altra persona.

Diventa neutrale.
E poi… prova a guardare da lì, dall’altra parte. Immedesimati nell’altra persona.

Cosa potrebbe aver provato l’altro?
Quale bisogno, quale ferita, quale paura può aver guidato le sue azioni?


3. Torna a te.
Porta l’attenzione dentro.

Chiediti, con sincerità:
perché questa situazione mi ha toccato così tanto?

Cosa c’è sotto quella rabbia?
Cosa si nasconde dietro quella reazione?


4. Unisci i puntini.
Proprio come in un gioco.

Metti insieme ciò che hai visto, sentito, compreso.
Di te.
Dell’altro.

E lascia emergere una nuova consapevolezza.

Non cercare risposte perfette.
Cerca verità sincere.

Perché è lì che avviene il cambiamento.
È lì che il conflitto smette di essere solo dolore… e diventa crescita.


Note/Bibliografia:

Heisenberg – La rivista ufficiale del Cervello Quantico- n°31 – maggio 2023



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