
Eccoci alla lezione n°6 di questo percorso sulla pratica della Gratitudine.
Nelle precedenti lezioni sono stati presi in considerazione alcuni aspetti della pratica della Gratitudine, in particolare:
- cosa si intende veramente per gratitudine (non un semplice “grazie”);
- come la gratitudine ti fa cambiare punti di vista;
- cosa comporta il contrario della gratitudine, ovvero l’ingratitudine;
- come la pratica della gratitudine ti fa rimanere in forma.
Se non hai ancora letto le lezioni precedenti, ti consiglio di farlo per approfondire sempre di più questa preziosa pratica.
Ma veniamo invece all’argomento di questa lezione, che, come dice lo stesso titolo, riguarda la gratitudine quantica.
Cosa è? Cosa si intende con questo termine?
Io l’ho scoperto grazie a un meraviglioso articolo di Italo Pentimalli, pubblicato sulla rivista Heisenberg, di cui sono una “pioniera” — tra le prime persone ad aver creduto fin dall’inizio in questo innovativo progetto editoriale, diventandone così abbonata.
Secondo Italo ci sono due tipi di gratitudine: quella verso noi stessi (fondamentale) e quella verso gli altri.
La prima rappresenta la forma più profonda di gratitudine, è ciò di cui hai davvero bisogno e non va assolutamente confusa con l’ego.
Ma sebbene questa forma sia quella che ognuno di noi necessita di più, è pur vero che il ricevere gratitudine ed esternare gratitudine verso ciò che ci circonda è una delle esperienze più belle e gratificanti del vivere in questa vita.
Questi due tipi di gratitudini non si escludono a vicenda, anzi si può dire che vivremmo meglio se riuscissimo a far coesistere entrambe.
Pur essendo la gratitudine verso se stessi importante e fondamentale, in questa lezione ci concentriamo principalmente sulla seconda modalità.
Quando il fenomeno della gratitudine avviene tra due persone, c’è un riconoscimento emotivo.
Ritroviamo noi stessi nell’ altro, rivediamo una parte di noi.
Se ci pensi alla fine è quello che ognuno di noi cerca sempre in ogni persona con la quale ci relazioniamo. Vogliamo tutti essere riconosciuti, ma anche riconoscersi negli altri, cioè vogliamo riconoscere noi stessi nella persona che abbiamo di fronte.
E’ infatti quello che accade normalmente: quando qualcuno ha qualcosa in comune con noi, ci sentiamo più affini, più legati a questo qualcuno.
Nel caso del riconoscimento emotivo dovuto alla gratitudine (ricevuta o donata) è come se si abbattesse un muro, una barriera.
Si può benissimo dire che la gratitudine è un filo che ci unisce a livello emozionale.
La gratitudine quantica è quindi quella che, secondo Italo Pentimalli, ci mette tutti in relazione, che ci fà sentire meno soli e tutti uguali.
Tieni presente che la gratitudine verso l’esterno è quella che rivolgiamo alle persone senza paure e senza riserve. Quando cioè diciamo “grazie” agli altri, in modo incondizionato, senza cioè aspettarci nulla in cambio, poiché è vero che stai ringraziando qualcuno, ma il solo fatto di farlo, produce già dentro di te un’emozione potente che tiene alto il tuo livello di energie.
Questo meccanismo non è affatto banale e non devi neanche darlo per scontato, poichè meno valore dai a ciò che ti accade, meno gioia riceverai.
In altre parole più proverai gratitudine, più felice sarai.
E per la gratitudine verso te stesso?
A tal proposito, desidero condividere con te un racconto di Italo, che mi ha colpita e che, secondo lui, è importante ricordare nei momenti di sconforto.
Immagina un uomo che pulisce gratuitamente tutto ciò che può. Va a casa delle persone, negli uffici, nelle scuole ecc, e pulisce bene in ogni dove.
Questo uomo, sarai d’accordo con me, sta rendendo il mondo un posto migliore, diffondendo bellezza, amore e cura. Eppure, sono convinta che faresti fatica ad immaginare che la stessa persona possa tornare a casa, lasciare i vestiti sparsi per terra e vivere in una casa disordinata e trascurata.
Se lui ha compreso che prendersi cura del mondo lo rende migliore, perché non applicare la stessa regola a se stessi?
Traslando questa storia a te, avrai capito quanto sia importante esprimere gratitudine verso gli altri, ma altrettanto fondamentale è non dimenticare di donarla anche a te stesso.
Concludo questa lezione condividendo ciò che ho imparato esplorando queste due forme di gratitudine, esterna e interna: la loro unione è come un puzzle che si completa, dove ogni pezzo trova il proprio posto, rendendo l’insieme armonioso e piacevole da ammirare.
La somma delle due è un connubio perfetto.
Mi piace infine condividere anche i risultati di uno studio scientifico che ha evidenziato come la gratitudine modifica la densità neuronale in specifiche aree del cervello e, come con il passare del tempo, richiede sempre meno sforzo per essere espressa.
Questo significa che, praticando la gratitudine, tutti i benefici che ne derivano diventano progressivamente parte integrante della tua vita.
Con questo ultimo studio citato, questa lezione giunge al termine.
Spero possa averti dato una maggiore consapevolezza della pratica della gratitudine.
Un ringraziamento finale va sempre a te per avermi seguito fino a quì.
Alla prossima lezione.
Naike
Il compito per oggi, fino alla prossima lezione è:
Annota sul cellulare o nel tuo diario, se ne hai uno, le volte in cui durante la giornata pratichi la gratitudine verso te stesso e gli altri.
Se ti accorgi di non farlo, assicurati di farlo almeno una volta al giorno in entrambe le forme, magari segnandolo con un promemoria (come una sveglia sul cellulare o altro).
Fonti:
- Kini P., Wong J., McInnis S., Gabana N.,Brown J. (2016). The effects of gratitude expression on neural activity. Neuroimage, 128, 1-10.
- Heisenberg – La rivista ufficiale del Cervello Quantico- n°14 – dicembre 2021.
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